Bologna, 23/03/2026

Oggetto: Concordato preventivo biennale: conviene ancora nel 2026? Pro e contro

  1. Introduzione – Cos’e il concordato preventivo biennale e perche se ne parla nel 2026

Il concordato preventivo biennale (CPB) è uno strumento introdotto dal D.Lgs. n. 13/2024 nell’ambito della riforma fiscale, pensato per favorire la compliance tra contribuenti e Amministrazione finanziaria. In termini concreti, consente a lavoratori autonomi e imprese di minori dimensioni di concordare preventivamente con l’Agenzia delle Entrate il reddito imponibile (ai fini IRPEF/IRES e IRAP) per un periodo di due anni.

Il meccanismo si basa su una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate attraverso modelli previsionali che tengono conto degli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA), dei dati dichiarativi pregressi e delle informazioni disponibili nelle banche dati fiscali. Il contribuente è libero di accettare o meno: in caso di adesione, si impegna a dichiarare e tassare il reddito concordato, indipendentemente da quello effettivamente conseguito.

Nel 2026 il concordato è tornato al centro del dibattito per due motivi principali. Da un lato, rappresenta uno degli strumenti cardine della strategia governativa di riduzione del contenzioso e incremento della certezza fiscale; dall’altro, molti contribuenti si trovano oggi a valutarne concretamente la convenienza dopo il primo ciclo applicativo.

La domanda che emerge con maggiore frequenza tra professionisti e imprenditori è semplice ma cruciale:

aderire al concordato preventivo biennale conviene davvero?

La risposta, come spesso accade in ambito fiscale, non è univoca e richiede un’analisi attenta del singolo caso. Nei prossimi paragrafi vedremo in modo chiaro come funziona e, soprattutto, quando può rappresentare una scelta vantaggiosa.

  1. Come funziona il concordato preventivo biennale nel 2026

Il funzionamento del concordato preventivo biennale (CPB) si basa su un principio semplice: l’Agenzia delle Entrate propone al contribuente un reddito imponibile “predefinito” per due annualità, e il contribuente può decidere se accettarlo o meno. La proposta viene elaborata utilizzando dati oggettivi, tra cui dichiarazioni fiscali precedenti, indicatori ISA e informazioni presenti nelle banche dati dell’Amministrazione finanziaria.

Il meccanismo operativo

In pratica, il processo si sviluppa in queste fasi:

  • Il contribuente (o il suo intermediario) accede alla proposta tramite i software messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate
  • Viene indicato un reddito concordato per due anni (2025–2026, nel primo ciclo applicativo) da considerare che per la proposta il fisco utilizza i redditi effettivi dichiarati e non quelli concordati eventualmente nei concordati precedenti.
  • Il contribuente può:
    • accettare, vincolandosi al reddito proposto
    • rifiutare, continuando con la tassazione ordinaria

Una volta accettato, il reddito concordato diventa il riferimento fiscale, anche se il reddito reale risulterà diverso.

Requisiti di accesso

Nel 2026 possono accedere al CPB:

  • soggetti titolari di reddito d’impresa o lavoro autonomo
  • contribuenti per i quali risultano applicabili gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale)
  • contribuenti in regola con gli obblighi dichiarativi e senza gravi violazioni fiscali pregresse

Sono invece esclusi, tra gli altri:

  • soggetti in regime forfettario (salvo eventuali future estensioni normative)
  • contribuenti con situazioni fiscali non coerenti o con elevato rischio di evasione

Cosa comporta l’adesione

Accettare il concordato significa:

  • dichiarare per due anni il reddito concordato, anche se quello effettivo è inferiore
  • mantenere una coerenza fiscale stabile, con minori margini di variazione
  • beneficiare di un regime di minore esposizione ai controlli, salvo casi di anomalie rilevanti

 Decadenza dal CPB

Il Concordato cessa di avere efficacia se si verificano situazioni in grado di modificare in modo significativo i presupposti sulla base dei quali era stato stipulato l’accordo tra Fisco e contribuente.

Si tratta, in particolare, delle seguenti ipotesi:

  • cessazione dell’attività;
  • modifica dell’attività nel corso del biennio concordatario rispetto a quella esercitata nel periodo d’imposta precedente il biennio stesso (a meno che tale attività rientri in gruppi di settore ai quali si applicano i medesimi coefficienti di redditività previsti ai fini della determinazione del reddito per i contribuenti forfetari);
  • presenza di circostanze eccezionali, individuate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, che generano minori redditi ordinariamente determinati, eccedenti la misura del 30 per cento rispetto a quelli oggetto del Concordato;
  • superamento del limite dei ricavi di cui all’articolo 1, comma 71, secondo periodo, della legge 23 dicembre 1994, n. 190, in misura superiore al 50 per cento.

Aspetti pratici da considerare

  • Il concordato non blocca completamente i controlli, ma riduce significativamente il rischio di accertamento analitico
  • Il reddito concordato riguarda le imposte dirette, mentre IVA e altri obblighi restano invariati
  • L’adesione è vincolante per il biennio: non è possibile uscire liberamente se la situazione economica cambia

In sintesi, il CPB è uno strumento di certezza fiscale e pianificazione, ma introduce anche un elemento di rigidità. Per questo motivo, la sua reale convenienza dipende dalla capacità di prevedere con sufficiente attendibilità l’andamento del proprio reddito nei due anni successivi.

  1. I vantaggi del concordato: quando può convenire davvero

Dal punto di vista professionale, il concordato preventivo biennale rappresenta uno strumento interessante soprattutto per quei contribuenti che operano in contesti economici stabili e prevedibili. Il suo principale punto di forza è la possibilità di trasformare una variabile incerta – il carico fiscale – in un elemento pianificabile.

 I principali vantaggi

  1. Certezza del carico fiscale Il contribuente conosce in anticipo il reddito su cui verrà tassato per due anni. Questo consente una pianificazione più efficace di:
  • flussi di cassa
  • accantonamenti fiscali
  • investimenti

In un contesto economico incerto, questa stabilità rappresenta un valore concreto.

  1. Riduzione del rischio di accertamenti L’adesione al CPB comporta una minore esposizione ai controlli fiscali di tipo analitico-induttivo, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione del reddito. Non si tratta di un’esenzione totale, ma di un abbassamento significativo del rischio di contestazioni.
  2. Semplificazione gestionale Con un reddito già definito:
  • diminuisce la necessità di strategie fiscali complesse
  • si riduce l’incertezza legata a deduzioni e componenti variabili
  • la gestione contabile diventa più lineare

Questo aspetto è particolarmente apprezzato da piccoli imprenditori e professionisti.

  1. Miglior rapporto con il sistema fiscale Il concordato si inserisce nella logica della compliance collaborativa: il contribuente che aderisce viene considerato più affidabile. Questo può tradursi in:
  • minori verifiche invasive
  • maggiore serenità nella gestione fiscale

Quando conviene davvero: esempi concreti

Libero professionista con reddito stabile Un consulente o un tecnico con fatturato costante negli anni e costi prevedibili può beneficiare molto del CPB. In questo caso, il rischio di scostamenti negativi è limitato e la certezza fiscale diventa un vantaggio netto.

Piccola impresa con margini consolidati Attività come studi professionali, negozi strutturati o servizi locali con clientela fidelizzata possono sfruttare il concordato per stabilizzare il carico fiscale e pianificare meglio gli investimenti.

Considerazione professionale

Nella mia esperienza, il concordato funziona bene quando il contribuente ha:

  • una storicità fiscale coerente
  • ricavi poco volatili
  • un buon livello di affidabilità ISA

In questi casi, il CPB non è solo una semplificazione, ma può diventare un vero strumento di gestione strategica del carico fiscale.

  1. Gli svantaggi e i rischi da valutare attentamente

Accanto ai vantaggi, il concordato preventivo biennale presenta alcune criticità che, nella pratica professionale, non devono essere sottovalutate. Si tratta di uno strumento che introduce rigidità fiscale: un elemento che può diventare penalizzante in presenza di variazioni economiche non prevedibili.

I principali svantaggi

  1. Rischio di pagare più imposte del dovuto Il limite più evidente è questo: se il reddito effettivo risulta inferiore a quello concordato, il contribuente sarà comunque tenuto a pagare le imposte sul reddito più alto.

In altre parole, il rischio economico viene trasferito dal Fisco al contribuente.

  1. Penalizzazione in caso di calo del fatturato Eventi come:
  • perdita di clienti
  • riduzione del mercato
  • problemi operativi o personali

possono determinare una contrazione del reddito. In questi casi, il CPB diventa uno svantaggio concreto, perché non consente di adeguare immediatamente la base imponibile alla nuova realtà.

  1. Minore flessibilità fiscale Il concordato riduce la possibilità di:
  • ottimizzare il carico fiscale anno per anno
  • sfruttare appieno deduzioni e variazioni economiche
  • adattare la strategia fiscale a cambiamenti improvvisi

Dal punto di vista operativo, si passa da una gestione “dinamica” a una gestione vincolata.

  1. Vincolo temporale rigido (biennale) Una volta aderito, il contribuente è impegnato per due anni. Salvo casi particolari previsti dalla normativa (eventi straordinari rilevanti), non è possibile uscire liberamente dal concordato.

Questo aspetto è particolarmente critico in contesti economici instabili.

I casi in cui può NON convenire

Attività con ricavi variabili o stagionali Professionisti legati a commesse, consulenti con clienti non continuativi, attività stagionali o legate a trend di mercato possono subire oscillazioni importanti. In questi casi, il rischio di sovrastima del reddito è elevato.

Startup o attività in fase di crescita o ristrutturazione In presenza di:

  • investimenti iniziali
  • costi elevati
  • redditività non ancora consolidata

il concordato può risultare prematuro e potenzialmente penalizzante.

Imprese esposte a fattori esterni Settori influenzati da:

  • andamento economico generale
  • normative
  • fattori geopolitici

sono meno adatti a un meccanismo rigido come il CPB.

 Considerazione professionale

Nella pratica, il rischio più frequente non è tanto l’adesione in sé, quanto una valutazione superficiale della proposta. Accettare un reddito concordato senza un’analisi prospettica realistica può portare a:

  • sovrastima della capacità reddituale
  • squilibri di liquidità
  • tensioni finanziarie nel medio periodo

In sintesi, il concordato preventivo biennale non è uno strumento “automaticamente conveniente”: richiede una valutazione attenta, basata su dati storici e previsioni attendibili.

Nel prossimo capitolo vedremo come prendere una decisione consapevole, con una guida pratica basata su criteri concreti.

  1. Conviene nel 2026? Guida pratica alla decisione

Arriviamo alla domanda centrale: il concordato preventivo biennale conviene nel 2026? La risposta, da professionista, è chiara: dipende dal profilo del contribuente e dalla prevedibilità del reddito. Non esiste una scelta valida per tutti, ma esistono criteri oggettivi che permettono di prendere una decisione consapevole.

Conviene aderire al CPB se:

  • il reddito degli ultimi anni è stabile e coerente
  • gli ISA risultano elevati (buon livello di affidabilità fiscale)
  • si desidera certezza sul carico fiscale
  • si vuole ridurre il rischio di accertamenti
  • l’attività non è soggetta a forti oscillazioni di mercato

In questi casi, il concordato rappresenta uno strumento efficace di pianificazione e stabilizzazione fiscale.

Non conviene aderire se:

  • il reddito è variabile o difficilmente prevedibile
  • l’attività è in fase di crescita, calo o riorganizzazione
  • sono previsti investimenti rilevanti che ridurranno il reddito
  • si opera in settori instabili o legati a dinamiche esterne

In questi scenari, il rischio di pagare più imposte del dovuto è concreto.

Mini checklist decisionale

Prima di aderire, è opportuno porsi alcune domande chiave:

  • Il mio reddito negli ultimi 2–3 anni è stato stabile?
  • Ho una buona visibilità sui ricavi dei prossimi 24 mesi?
  • Posso sostenere fiscalmente il reddito proposto anche in caso di flessione?
  • Il livello di affidabilità fiscale (ISA) è elevato?

Se la maggior parte delle risposte è “sì”, il concordato può essere una scelta coerente. In caso contrario, è consigliabile maggiore prudenza.

 Valutazione professionale finale

Nella mia esperienza, il concordato preventivo biennale è uno strumento utile ma selettivo: funziona bene per contribuenti strutturati e prevedibili, meno per chi opera in contesti dinamici o incerti.

Il vero errore è considerarlo una “scorciatoia fiscale”. In realtà, è una scelta strategica che deve essere valutata caso per caso, attraverso:

  • analisi dei dati storici
  • simulazioni prospettiche
  • confronto tra tassazione ordinaria e concordata

Consiglio operativo

Prima di aderire, è sempre opportuno effettuare una valutazione personalizzata con il proprio commercialista, verificando la sostenibilità del reddito proposto e gli effetti nel medio periodo.

Una decisione presa con consapevolezza oggi può evitare criticità fiscali e finanziarie nei prossimi due anni.

Per approfondimenti contattare lo studio.

Cordiali saluti.

Studio Lorenzo Scordamaglia