La distribuzione degli utili di una SRL è una decisione importante nella gestione di una società, perché coinvolge aspetti fiscali, patrimoniali e finanziari. Quando un’impresa chiude l’esercizio con un risultato positivo, i soci possono decidere di incassare gli utili, reinvestirli nell’attività oppure accantonarli per esigenze future.
La scelta, tuttavia, non dipende soltanto dall’ammontare dell’utile conseguito. Occorre considerare le imposte applicabili ai dividendi, le procedure previste dalla normativa e soprattutto la capacità della società di sostenere la distribuzione senza compromettere la propria liquidità.
Quanto viene effettivamente incassato dai soci? Quali tasse si pagano? E quando conviene lasciare gli utili in azienda? Vediamo come funziona la distribuzione degli utili di una SRL, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese.
Come funziona la distribuzione degli utili di una SRL
La distribuzione degli utili consiste nell’attribuzione ai soci di una parte o della totalità dei profitti distribuibili conseguiti dalla società.
Nelle SRL, questa operazione è disciplinata principalmente dall’articolo 2478-bis del Codice civile, secondo il quale possono essere distribuiti esclusivamente utili realmente conseguiti e risultanti da un bilancio regolarmente approvato.
È importante distinguere l’utile contabile dalla liquidità disponibile. Una società può chiudere il bilancio in positivo senza avere sul conto corrente somme sufficienti per pagare i dividendi, ad esempio perché presenta crediti verso clienti ancora da incassare.
Per valutare la sostenibilità finanziaria della distribuzione, può essere utile predisporre un budget di tesoreria, capace di prevedere i flussi di cassa e le esigenze di liquidità dei mesi successivi.
Quali utili possono essere distribuiti ai soci
Non tutto l’utile risultante dal bilancio può essere automaticamente distribuito.
Prima di procedere, occorre verificare la presenza di eventuali vincoli e accantonamenti obbligatori. In particolare:
- Riserva legale: nelle SRL ordinarie deve generalmente essere accantonato almeno il 5% degli utili netti annuali, fino al raggiungimento del quinto del capitale sociale.
- Perdite pregresse: possono impedire la distribuzione, soprattutto quando hanno determinato una perdita del capitale sociale.
- Riserve indisponibili: alcune riserve non possono essere utilizzate per distribuire dividendi.
- Vincoli statutari: lo statuto può prevedere ulteriori limitazioni o particolari modalità di ripartizione.
Anche gli utili degli esercizi precedenti, accantonati in riserve disponibili o portati a nuovo, possono essere distribuiti mediante un’apposita decisione dei soci, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge.
Quando è possibile distribuire gli utili
Generalmente, la decisione viene assunta in occasione dell’approvazione del bilancio annuale.
Per una SRL con esercizio coincidente con l’anno solare, il bilancio viene normalmente presentato ai soci entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, salvo la possibilità di utilizzare il termine più ampio di 180 giorni nei casi consentiti.
I soci possono decidere di distribuire soltanto una parte dell’utile e destinare il resto a riserva.
La distribuzione di riserve disponibili formate in esercizi precedenti può essere deliberata anche successivamente, previa verifica della situazione patrimoniale e dei requisiti di distribuibilità.
Nelle SRL in cui il socio svolge anche funzioni amministrative, è importante valutare il rapporto tra dividendi e compenso dell’amministratore, considerando le differenze in termini di deducibilità, tassazione e contribuzione previdenziale.
Tassazione degli utili SRL: quanto pagano i soci
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la tassazione degli utili distribuiti da una SRL.
Occorre distinguere due livelli di imposizione: quello applicato al reddito prodotto dalla società e quello relativo ai dividendi percepiti dai soci.
La SRL ordinariamente soggetta a IRES paga un’imposta sul reddito societario con aliquota del 24%, salvo regimi o disposizioni particolari. Può inoltre essere soggetta a IRAP, secondo le regole applicabili alla propria attività.
Gli utili eventualmente distribuiti sono poi assoggettati alla tassazione prevista per il soggetto che li percepisce.
La tassazione dei dividendi dovrebbe essere considerata nell’ambito di una più ampia pianificazione fiscale d’impresa, che tenga conto sia delle imposte societarie sia della posizione fiscale dei soci.
Distribuzione degli utili ai soci persone fisiche
Quando i dividendi vengono corrisposti a una persona fisica residente in Italia che detiene la partecipazione al di fuori dell’attività d’impresa, si applica ordinariamente una ritenuta del 26% a titolo d’imposta.
La ritenuta viene effettuata direttamente dalla società al momento del pagamento.
Ad esempio, se un socio ha diritto a dividendi lordi per 20.000 euro:
- Dividendi lordi: 20.000 euro
- Ritenuta fiscale del 26%: 5.200 euro
- Importo netto percepito: 14.800 euro
Per i dividendi soggetti a questa ritenuta definitiva, il socio non deve normalmente versare ulteriori imposte sul medesimo importo.
Il regime ordinario del 26% si applica sia alle partecipazioni qualificate sia a quelle non qualificate. Restano possibili discipline particolari, ad esempio per alcune distribuzioni di utili formati in esercizi precedenti o per partecipazioni detenute nell’ambito dell’attività d’impresa.
Distribuzione degli utili a società e altri soggetti
Il trattamento fiscale cambia quando il socio è un’altra società.
Per i dividendi percepiti da una società di capitali residente soggetta a IRES, il regime ordinario prevede generalmente l’esclusione dalla formazione del reddito imponibile del 95% dell’importo percepito.
Il restante 5% concorre alla formazione del reddito imponibile, con un’incidenza IRES ordinaria equivalente all’1,2% del dividendo.
Il trattamento può essere diverso per società di persone, imprenditori individuali, soggetti non residenti e altre categorie di percettori.
Per questo motivo, nella pianificazione della distribuzione è essenziale considerare la natura giuridica del socio e le eventuali disposizioni speciali applicabili.
Esempio pratico: quanto resta al socio dopo le imposte
Consideriamo una SRL che realizza un reddito imponibile IRES di 100.000 euro, ipotizzando per semplicità che tale importo coincida con il risultato prima delle imposte.
Supponiamo che l’intero utile residuo sia distribuibile a un unico socio persona fisica residente, che detiene la partecipazione fuori dall’impresa.
| Voce | Importo |
| Reddito imponibile IRES | 100.000 € |
| IRES 24% | 24.000 € |
| Utile dopo IRES | 76.000 € |
| Ritenuta sui dividendi 26% | 19.760 € |
| Netto percepito dal socio | 56.240 € |
In questa simulazione, il carico fiscale complessivo ammonta a 43.760 euro, pari al 43,76% del reddito iniziale.
L’esempio non considera l’IRAP, eventuali differenze tra risultato civilistico e imponibile fiscale, accantonamenti obbligatori o altri vincoli alla distribuzione.
Il calcolo evidenzia comunque un principio fondamentale: l’utile prodotto dalla società non coincide con la somma netta che il socio può incassare.
Procedura per distribuire gli utili di una SRL
La distribuzione dei dividendi richiede il rispetto di una procedura societaria e fiscale precisa.
Non è sufficiente effettuare un bonifico dal conto della società a quello del socio: il pagamento deve trovare fondamento in una decisione valida e correttamente documentata.
Approvazione del bilancio e delibera dei soci
Il procedimento ordinario prevede alcuni passaggi fondamentali:
- Predisposizione del bilancio da parte degli amministratori.
- Verifica degli utili effettivamente distribuibili e degli eventuali vincoli.
- Approvazione del bilancio da parte dei soci.
- Decisione sulla destinazione dell’utile, indicando l’importo da distribuire.
- Registrazione della decisione nel libro delle decisioni dei soci.
- Pagamento dei dividendi secondo le modalità deliberate.
In generale, gli utili vengono attribuiti in proporzione alle partecipazioni detenute, salvo particolari diritti previsti dall’atto costitutivo.
È inoltre opportuno che la delibera individui chiaramente le somme distribuite e la loro provenienza, distinguendo gli utili dell’esercizio dalle riserve disponibili degli anni precedenti.
Registrazione del verbale, versamento delle imposte e adempimenti
La delibera che dispone la distribuzione degli utili è normalmente soggetta a registrazione presso l’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni, con applicazione dell’imposta di registro in misura fissa di 200 euro e dell’imposta di bollo secondo le regole previste.
La registrazione può essere effettuata anche attraverso le procedure telematiche disponibili, utilizzando il modello RAP.
Quando vengono pagati dividendi soggetti a ritenuta, la società deve provvedere al relativo versamento nei termini previsti.
Possono inoltre essere necessari ulteriori adempimenti, tra cui la certificazione degli utili corrisposti e la presentazione del modello 770, secondo il regime applicabile.
Una corretta gestione documentale e contabile permette di evitare irregolarità nella distribuzione e contestazioni fiscali.
Conviene distribuire gli utili o lasciarli nella SRL?
La convenienza della distribuzione non può essere valutata considerando soltanto la tassazione dei dividendi.
Per una PMI, infatti, gli utili rappresentano anche una risorsa per finanziare investimenti, sostenere il capitale circolante e rafforzare la struttura patrimoniale.
I vantaggi di mantenere gli utili in azienda
Quando gli utili vengono accantonati a riserva, rimangono nel patrimonio netto della società.
Questa scelta può offrire diversi vantaggi:
- Maggiore solidità patrimoniale, utile anche nei rapporti con banche e finanziatori.
- Autofinanziamento degli investimenti, riducendo il ricorso al credito.
- Disponibilità di risorse per sostenere la crescita e affrontare eventuali difficoltà.
- Differimento della tassazione personale sui dividendi, fino all’eventuale distribuzione.
L’accantonamento non elimina le imposte già dovute dalla società sul reddito prodotto, ma può rinviare il momento in cui si manifesta la tassazione in capo al socio.
Occorre inoltre ricordare che trattenere gli utili non significa necessariamente conservare liquidità: le risorse possono essere impiegate nell’attività aziendale.
Quando può essere conveniente distribuire i dividendi
La distribuzione può risultare appropriata quando la società dispone di risorse finanziarie sufficienti e non prevede esigenze di investimento tali da richiedere il mantenimento degli utili.
Può essere motivata anche dalla necessità dei soci di ottenere un rendimento dal capitale investito.
Prima di deliberare, è utile valutare:
- La liquidità effettivamente disponibile e i flussi di cassa previsti.
- Gli investimenti programmati nei mesi successivi.
- Le scadenze finanziarie e gli impegni verso fornitori e banche.
- Le esigenze economiche dei soci.
- Il carico fiscale complessivo della distribuzione.
Non esiste quindi una soluzione universalmente più conveniente.
Una società in espansione potrebbe trarre maggior beneficio dall’accantonamento degli utili, mentre un’impresa consolidata, con liquidità adeguata e investimenti contenuti, potrebbe scegliere una distribuzione periodica.
Una soluzione intermedia consiste nel distribuire soltanto una quota dell’utile disponibile, destinando la parte restante al rafforzamento patrimoniale.
Conclusione
La distribuzione degli utili di una SRL richiede una valutazione che comprende aspetti fiscali, societari e finanziari.
La tassazione ordinaria del 26% sui dividendi percepiti dalle persone fisiche residenti fuori dall’attività d’impresa rappresenta un elemento importante, ma non è l’unico fattore da considerare.
Prima di procedere è necessario verificare l’effettiva disponibilità degli utili, rispettare le procedure previste dalla normativa e valutare le conseguenze sulla liquidità aziendale.
Per una PMI, una gestione equilibrata degli utili consente di conciliare la remunerazione dei soci con la solidità patrimoniale e le prospettive di sviluppo della società.
